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The City & The City (La Città & La Città) – China Miéville

The city & the city – China Miéville

Prima Edizione: Macmillan, 15 Maggio 2009, Great Britain

Prima Edizione Italiana: Fanucci Editore, 2011 – TIF EXTRA, pagg. 368, ISBN 978-88-347-1782-0, Trad. Maurizio Nati, Prezzo € 12,90

Edizione Recensita: Pan Books, 2011 – Pagg 373, ISBN 978-0-330-53419-2, Prezzo £ 7.99

Da qualche hanno ho preso l’abitudine di comprare i romanzi vincitori dei premi Hugo in originale, si hanno molti vantaggi, ovviamente il fatto di poterlo leggere, visto che  questi romanzi sono pubblicati in Italia solo nel caso di abbia a che fare con autori di fama (Stephenson, Vinge, Miéville, Simmons, ecc..), poi si ha l’opera originale (non la sua versione italiana), infine il prezzo e spesso decisamente conveniente.

Qualche mese fa approfittando di una delle tante offerte che si trovano in rete ed ho acquistato (6€ su bookdepository) questo romanzo.

Vincitore nel 2010 dei maggior premi del settore fantastico Locus Award (miglior romanzo fantasy) , Arthur C. Clarke Award, World Fantasy Award, BSFA Award, Hugo Award ( miglior romanzo, a pari merito con The Windup Girl), The city & The city si presenta decisamente come un romanzo atipico.

Già l’elenco dei premi vinti da un’idea della sua originalità e complessità. Il fatto è che classificare questo romanzo come fantascienza o fantasy è sostanzialmente impossibile, perché non vengono fornite le informazioni per farlo; non ci sono sufficienti dettagli per dare una connotazione certa, perché il romanzo è concentrato su un’analisi socio-culturale dell’ambiente più che su quella tecnica.

Questo breve disquisizione sul genere serve solo a per aiutare quei (spero pochi) che scelgono un romanzo basandosi sulle catalogazioni sommarie, di certo questo romanzo non ha nulla a che fare con il fantasy di Tolkien o delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di  Martin, ne con la fantascienza classica di Asimov.
Di certo non consiglierei questo libro ad una persona che vuole comprare un fantasy classico o una space opera, ma per una amante del fantasy e della fantascienza rimane un’ottima lettura.

Ma ora concentriamoci sul nel romanzo.

La trama è per certi versi molto semplice, in una zona decadente della città Beszel viene ritrovato il corpo di una donna morta, all’ispettore Tyador Borlù il compito di risolvere il caso. La storia ha connotazioni noir, nel tono ricorda le detective story classiche, le prime immagini che vengono alla mente sono quelle dei film in bianco e nero, in cui il detective duro e inflessibile si aggira per la città a caccia dell’assassino della bella e sfortunata fanciulla.
La peculiarità del romanzo sta però nell’ambientazione, Beszel non è infatti una città comune, lo si scopre mentre ci si addentra nelle pagine del romanzo, osservando le reazioni dei protagonisti, viaggiando per le strade di Beszel e dell’adiacente Ul Qoma, è una scoperta lenta e difficile, dove il lettore si trova ricevere frammenti di una realtà bizzarra e incomprensibile.

La tecnica usata da Miéville per presentarci la realtà e quella di lasciare che la storia spieghi l’ambiente, questo è ottenuto mediante una tecnica “cinematografica”, l’autore parte dai dettagli  e  progressivamente si allontana fornendoci così una visione d’insieme della città e della sua situazione socio-culturale. I personaggi sembrano essere inizialmente concentrati sul proprio mondo, i dialoghi sono chiusi, illustrano al lettore unicamente i fatti, la città non viene vista, la conoscenza dell’ambiente da parte del lettore è data per scontata. Questo provoca un senso di spaesamento, ci sono momenti in cui uno si chiede se non abbia “inavvertitamente” saltato qualche pagina.

Con l’incedere del racconto la realtà ci viene rivelata, i personaggi ci rendono partecipi dei segreti delle loro città e i frammenti diventano finestre su una realtà kafkiana. Di colpo siamo immersi in mondo in cui alcune forme di de umanizzazione dell’attuale società vengono istituzionalizzate e deformate, trasformando l’indignazione per l’indifferenza in un normale vivere quotidiano.
Quando finalmente l’ambiente è definito, Miéville torna a concentrarsi sulla storia, sull’omicidio e la sua soluzione, ora ci muoviamo in un  panorama distopico; le due città gemelle, Beszel e Ul Qoma, si rivelano come due faccia della stessa medaglia, Beszel è una città in culturalmente simile alle nazioni slave post comuniste, vive una fase di declino e recessione, mentre l’adiacente Ul Qoma è una cttà islamica che vive un periodo di grande prosperità e sviluppo. In entrambe il potere politico è opprimente, la polizia è una presenza costante nella vita di cittadini che si aggirano come figure sfocate sulla scena e su tutti alleggia costantemente una presenza mistica e terrificante.

Tutto questo fa si che la soluzione dell’omicidio rimanga costantemente un fatto secondario, sopraffatto dalla realtà cupa e disumana in cui ci hanno guidato l’autore e le sue creature; la sua funzione sembra quella di fornire concretezza alla vicende e farci capire quanto questa realtà non sia poi così dissimile dalla nostra.

Abbiamo così una visone completa di questo ottimo romanzo, oscuro e visionario, in cui il lettore viene guidato alla scoperta di due misteri, quello del la Città & la Città e quello dell’omicidio di una giovane donna.
Il primo è sicuramente il mistero più grande e affascinante, quello che apre a molteplici chiavi di lettura della realtà in cui vive la storia; una realtà alternativa, ma completamente congrua alla nostra esistenza, talmente simile da farci sembrare estraneo solo l’ambiente ove questa si svolge.
Un’analisi più approfondita ci porta però a dubitare su tale estraneità, gli abitanti di Beszel e Ul Qoma sono poi così diversi da noi? Le loro capacità/abitudini differiscono poi così tanto dalle nostre?
Purtroppo più si avanza nella lettura e più il suo significato inizia a sfumare, perdendo i contorni del romanzo fantastico e assumendo quelli della metaforizzazione della realtà, che ci rendiamo conto non essere così distante dalla nostra quotidianità come inizialmente può sembrare.

Parlare di questo libro senza scendere nei dettagli è in’impresa stressante, da un lato un’analisi degli ambienti è fondamentale per un’analisi approfondita, dall’altro ritengo che ciò che rende questo libro così attraente è proprio il metodo di esplorazione dell’ambiente, parlarne anche solo in modo superficiale toglierebbe al lettore una buona parte del piacere della lettura.

Parentesi a parte merita lo stile letterario, io sono una persona che ha imparto a leggere in inglese per poter leggere fantascienza; con il passare degli anni la mia capacità è migliorata, fino a abbandonare la maggior parte delle letture in italiano. Tuttavia non sono una persona che legga senza problemi qualunque cosa, ne mi reputo in grado di dare giudizi approfonditi sullo stile.
Quello che posso dire è che ho trovato la scrittura di Miéville particolare, più difficile dei romanzi che leggo generalmente, meno scorrevole; questo giudizio non deve però essere inteso in senso negativo, fa piacere trovare una scrittura “diversa”, il fatto è che mi per me è stata una lettura più impegnativa della media.
Visto che questa recensione è in italiano per lettori italiani, mi concedo una piccola parentesi sulla versione italiana.
Ho provato a dare un’occhiata veloce all’estratto del romanzo presente sul sito Fanucci, purtroppo compre solo le prime pagine e non ho idea di come alcuni termini che contribuiscono a definire la peculiarità del romanzo siano stati resi in italiano, quello che non mi piace è la traduzione del titolo, lasciare la & a mio parere non ne rende a pieno il senso, una semplice e (La città e la città) avrebbe lasciato emergere meglio il senso di cupa desolazione che pervade le città.

Voto: 90/100

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